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Final Fantasy Crystal Chronicles

22 gennaio 2009

Ecco ciò che per me si può definire un capolavoro. Ma cosa rende un gioco un capolavoro?

Partirò subito con le critiche negative: il sistema di avanzamento di livello non è certo dei migliori, e perdipiù è afflitto da dei bug che compromettono il normale sviluppo delle capacità del proprio alter ego.

Ma un capolavoro può permettersi di avere qualche aspetto negativo? Io penso di si.

La maestosità poetica di questo lavoro offusca completamente l’unico aspetto negativo da me appena descritto.

Se un esperto del titolo si dovesse ritrovare di fronte a un gioco del genere, sicuramente si ritroverebbe a pensare “non è definibile un Final Fantasy, quando mai si è visto un Final Fantasy hack’n’slash?”. In effetti, la sua riflessione non sarebbe del tutto infondata. Quest’opera è completamente diversa dai suoi predecessori e il fatto che sia uscito solo per il Gamecube lascia ai videogamer argomenti sui quali discutere e riflettere. E’ pure vero che la saga ebbe i suoi natali proprio su console Nintendo, ma l’era del 64bit nintendo decretò un violento allontanamento tra Nintendo e Squaresoft.

Ci ritroveremo proiettati in un mondo splendido infestato dal miasma, una nebbia nociva dalla quale la popolazione si difende grazie ai cristalli, alimentati dalla mirra. I suddetti cristalli dovranno essere riempiti ogni anno di 3 gocce di mirra prodotte da maestosi alberi. Unico problema è che ogni albero produce una sola goccia di mirra una volta ogni tre anni. Il nostro scopo, come avrete già capito, è quello di andare a raccogliere le suddette gocce di mirra, affrontando il miasma e i mostri che lo abitano, per raggiungere questi alberi, sperduti in ambientazioni mozzafiato.

Il fulcro della trama, meno intuibile, sono i ricordi che saranno segnati automaticamente nel nostro diario di bordo. Alla fine del gioco essi ci regaleranno attimi indimenticabili.

Luoghi affascinanti e sempre differenti. Belli e tutti diversi i personaggi, anche se le razze nel mondo sono solo 4. Un finale che lascia la pelle d’oca per non poco tempo. Ma l’aspetto che in assoluto mi ha sconvolto di più è la bellissima musica. La compositrice Kumi Tanioka, servendosi di un ampissimo set di strumenti antichi e moderni, ha ricreato delle atmosfere che non sarà facile dimenticare. Le musiche, accoppiate ai luoghi e alla grafica giapponese, creano delle atmosfere avvolgenti e nostalgiche. La OST del gioco, nella quale non riesco a trovare una canzone brutta, è composta da due CD rispettivamente con 28 e 24 tracce.

Molto longevo, seppur gli amanti dei classici Final Fantasy, abituati a superare le 100 ore di gioco, potrebbero non essere d’accordo. Coloro i quali non sono abituati a spendere così tanto tempo davanti a un singolo gioco, si ricrederanno.

Opera d’arte indimenticabile e imperdibile.

Articolo di: Pillouwz

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